Domotica, sicurezza: un po’ di chiarezza

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Domotica, sicurezza: un po’ di chiarezza

Messaggio da leggereda Davide Marcomini » 24/07/2015, 23:51

Tratto da: snewsonline.com

S News incontra Patrizio Bosello, Presidente AXEL.

Domotica e Sicurezza o Sicurezza e Domotica?
La domanda è pertinente, e interessante. La vedrei sotto due luci differenti: la finalità e l’efficacia.

La finalità di un impianto integrato, mito del quale si parla da almeno una ventina d’anni per quanto riguarda il comparto residenziale, a mio avviso è semplice, per nulla complicata. Spesso, quando si parla di domotica, ci si immerge in dissertazioni contorte e comprensibili solo agli addetti ai lavori, e neanche a tutti… Per me domotica significa utilizzo della tecnologia per rendere la vita più facile, piacevole e confortevole per l’utente. Punto. Null’altro. Il come questo tecnicamente si sviluppi è affare dei tecnici. All’utente non interessa. L’edifico domotico, opportunamente pensato e configurato, deve svolgere compiti automatici e occuparsi in modo razionale di incombenze noiose, ma importanti, sollevando l’utente da azionamenti, controlli, sorveglianze, allarmi e via di seguito.
Fatta la premessa, la risposta è semplice: edifico domotico significa ambiente dove le funzionalità sono interagenti e automaticamente gestite tra loro.
Quindi la sicurezza è una delle “funzionalità” presenti nell’edifico domotico, e in quanto tale “parte” del tutto.
In questo caso domotica è il tutto, sicurezza è una parte, quindi domotica viene prima di sicurezza, in sequenza di importanza di finalità di utilizzo.

La seconda luce della quale parlavo, però, è l’efficacia.
Le parti funzionali devono essere efficaci per il compito per il quale sono inserite nell’ambiente domotico: l’apparato di illuminazione deve illuminare, gli azionamenti devono attivarsi, la climatizzazione deve mantenere temperature gradevoli, le telecamere devono visualizzare. E la sicurezza, intesa come sorveglianza antintrusione? Deve funzionare quando è ora, e deve essere… sicura. Dire che la sicurezza deve essere sicura, sembra inutile tautologia. Invece no. Lo ribadisco. Nel pensiero collettivo un impianto di sicurezza antintrusione sembra, anzitutto, debba non rompere le scatole. Se è così, significa che il timore dei fastidi è prevalente rispetto al resto, segnale che la tecnologia media installata le scatole le rompe, eccome, se ha mosso il percepito medio.
La causa: troppi apparati di bassa qualità in mercato, troppi operatori improvvisati, poca attenzione alla sicurezza, quando si installa sicurezza.

Eliminata l’apparente tautologia, rafforzo il concetto: la sicurezza non deve essere spacciata come illusione, ma strutturata per essere sicura.
Efficacemente. Non mi addentro qui in tecnicismi sulla struttura dei protocolli di comunicazione o sull’aspetto normativo specifico.
Sottolineo invece il concetto che un impianto di sicurezza non è un impianto tecnologico, anche se si avvale pesantemente di tecnologia. Un esempio per chiarire. Tecnicamente è possibile programmare l’accensione e lo spegnimento dell’impianto di sicurezza con un pulsante dell’impianto domotico? Certo, non c’è problema! E’ sicuro? Perfino la Banda Bassotti si rovescerebbe dal ridere!
Quindi alla domanda specifica, considerando l’aspetto dell’efficacia, rispondo: la sicurezza deve essere sistema interagente con il sistema domotico, con limitazioni nell’interscambio di dati, in modo non dominato e asservito, bensì indipendente, con i propri protocolli sicuri e diversi (a conferma e non a ridondanza). Non solo, ma rispondente alle normative specifiche, diverse da quelle generali della domotica che ricadono sotto la variegata normativa per gli impianti elettrici, e che di “security” non si occupa.

Da qualche tempo, Signor Bosello, lei sottolinea con decisione che gli PSIM saranno il futuro.
Perchè?
I software PSIM (Physical Security Information Management) sono la soluzione, anche per le strutture domotiche, soluzione che si sta espandendo a macchia d’olio, e per la quale già il presente è ricco di promesse.
Moltissimi sono oggi gli apparati e i sistemi, di varia natura e funzionalità, che vanno inseriti e previsti in un edificio domotico.
Le soluzioni per far interagire in modo stretto apparati di tipo affatto differente e di diversi produttori, possono macroscopicamente essere solo due: o gli apparati di qualsiasi tipo e provenienza siano, si parlano in linguaggio comune, cioè utilizzando uno stesso protocollo universale, oppure ci deve essere un traduttore di mezzo che conosca le varie lingue
degli apparati e faccia da traduttore simultaneo.
Ora, la storia del protocollo universale la conosciamo, ed è una strada ancora tutta da dimostrare. Strada in forte salita, a mio avviso. Ricordo che non moltissimi anni fa, una quindicina, si parlava di protocolli domotici universali, o spacciati per tali. Di questi oggi non c’è neanche più il ricordo. Oggi si vede un po’ più chiaro, ma non c’è evidenza che quello che oggi sembra prevalente, fra dieci anni sia ancora lì a prevalere. Il forte impulso, ad esempio, delle IOT (Internet Of Things) fa intravvedere all’orizzonte ancora qualcosa di diverso dall’attuale.
Il “traduttore” PSIM è soluzione attuale, esistente, fruibile, flessibile anche per sviluppi futuri. Lo sviluppo di middleware che dialogano con i diversi apparati, resi fruibili all’utente in modo visuale omogeneo e indifferenziato è il lavoro che gli PSIM fanno egregiamente. Quelli di ultima generazione poi, oltre a “tradurre” dispongono di struttura che possa anche prendere decisioni operative, in modo interattivo con gli apparati collegati, acquistando così caratura di supervisor attivo.

Concluderei con questa domanda, Signor Bosello: la normativa vigente in Italia, nel campo della domotica, è effettivamente a favore dell’utente finale?
Direi di sì. La domotica venne presa in considerazione piena in occasione della sostituzione della vecchia 46/90 con la 37/08, e con la definizione dei livelli minimi definiti per l’impiantistica elettrica. Non solo per la domotica, in presenza della quale si sale al massimo livello nell’impianto elettrico (facendo acquistare valore all’immobile) provato dalla dichiarazione di conformità, a responsabilità dell’installatore.
Dicevo non solo per la domotica, perché un tempo, non lontano, bastava che in un edificio ci fosse, per assurdo, un solo punto luce, e che questo fosse a norma, per dichiarare che l’impianto elettrico era a norma. Ridicolo, e molti ci hanno pesantemente marciato per anni.
Oggi, con la definizione dei livelli minimi, la legge stabilisce struttura impiantistica per ambiente al di sotto della quale non si può andare. Quindi sia per impianti standard che per impianti domotici, certamente maggiori tutele per l’utente.

a cura di Monica Bertolo
20.07.2015

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